234. SECONDA PRATICA. Reciteranno tutti i giorni della loro vita, senza però sentirsi in
obbligo, la piccola corona della Santa Vergine, composta da tre Padre nostro e dodici Ave
Maria, in onore dei dodici privilegi e grandezze della Santa Vergine. Questa pratica è molto
antica ed è fondata nella Sacra Scrittura. San Giovanni vide una donna coronata di dodici
stelle, rivestita di sole e con la luna sotto i suoi piedi; questa donna, secondo gli interpreti, è la
Vergine Santa.
235. Vi sono diversi modi per recitarla bene e sarebbe troppo lungo riferirli; lo Spirito Santo li
insegnerà a quelli e quelle che saranno più devoti a questa devozione. Tuttavia, un modo
semplice per recitarla è di dire anzitutto: «Degnati di accettare le mie lodi, Vergine Santa;
dammi forza contro i tuoi nemici». Poi si recita il Credo e quindi un Padre nostro seguito da
quattro Ave Maria e un Gloria al Padre; poi un altro Padre nostro, quattro Ave Maria e un
Gloria al Padre, e così di seguito. Alla fine si recita: «Sotto la tua protezione ci rifugiamo».
236. TERZA PRATICA. E' molto lodevole, glorioso e utile per quelli e quelle che si saranno così
fatti schiavi di Gesù in Maria, portare come segno della loro schiavitù d'amore delle piccole
catene di ferro, benedette con una benedizione propria che si trova qui di seguito. Questi segni
esteriori, in verità, non sono essenziali e una persona può benissimo farne a meno, benché
infervorata di questa devozione; tuttavia non posso che lodare molto quelli e quelle che, dopo
aver scosso le catene vergognose della schiavitù del demonio, in cui il peccato originale e forse
i peccati attuali li ave-vano imprigionati, si sono volontariamente posti sotto la gloriosa
schiavitù di Gesù Cristo e si gloriano con san Paolo di essere in catene per Gesù Cristo, catene
mille volte più gloriose e preziose, anche se di ferro e senza splendore, di tutte le collane d'oro
degli imperatori.
237. Benché in passato non ci sia stato nulla di più infame della croce, ora questo legno è
l'oggetto più glorioso del cristianesimo. Lo stesso è per le catene della schiavitù. Non c'era
nulla di più ignominioso tra gli antichi, e ancora oggi tra i pagani; ma tra i cristiani non c'è
nulla di più illustre che queste catene di Gesù Cristo, perché ci liberano e preservano dai
legami infami del peccato e del demonio; perché ci mettono in libertà e ci legano a Gesù e a
Maria, non per costrizione e per forza, come dei forzati, ma per carità e amore, come dei figli:
«Io li attirerò a me, dice Dio per bocca di un profeta, con catene d'amore». Queste pertanto
sono forti come la morte, e in un certo senso più forti, per coloro che saranno fedeli a portare
fino alla morte queste insegne gloriose. Infatti, benché la morte distrugga i loro corpi
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riducendoli in polvere, non distruggerà affatto i legami della loro schiavitù, i quali, essendo di
ferro, non si corromperanno facilmente e forse nel giorno della risurrezione dei corpi, al grande
ultimo giudizio, queste catene legheranno ancora le loro ossa, entreranno a far parte della loro
gloria e saranno mutate in catene di luce e di gloria. Felici dunque mille volte gli illustri schiavi
di Gesù in Maria, che porteranno le proprie catene fino alla tomba!
238. Ecco le ragioni per portare queste catene. Anzitutto è per ricordare al cristiano i voti e gli
impegni del suo battesimo, della rinnovazione perfetta che ne ha fatto con questa devozione e
dello stretto obbligo che ha assunto di rimanervi fedele. Poiché l'uomo si lascia condurre più
spesso dai sensi che non dalla pura fede, egli dimentica facilmente i suoi obblighi verso Dio, se
non ha qualcosa di esteriore che glieli ricordi; queste catenelle servono meravigliosamente al
cristiano per rammentargli le catene del peccato e della schiavitù del demonio, da cui il santo
battesimo lo ha liberato, e la dipendenza da Gesù Cristo, che egli ha votato nel santo
battesimo e ratificato con la rinnovazione dei propri voti. Una delle ragioni per cui sono così
pochi i cristiani che pensano ai propri voti del santo battesimo e che vivono da dissoluti, come
se nulla avessero promesso a Dio, come i pagani, sta nel fatto che essi non portano nessun
segno esteriore che glielo faccia ricordare. 239. In secondo luogo è per mostrare che non si
arrossisce della schiavitù e della servitù di Gesù Cristo e che si rinuncia alla funesta schiavitù
del mondo, del peccato e del demonio. In terzo luogo è per essere garantiti e preservati dalle
catene del peccato e del demonio. Infatti, o portiamo catene di iniquità, oppure catene di carità
e di salvezza.
240. Ah! mio caro fratello, rompiamo le catene dei peccati e dei peccatori, del mondo e dei
mondani, del demonio e dei suoi seguaci; gettiamo lontano da noi il loro giogo funesto:
«Spezziamo le loro catene, gettiamo via i loro legami» «Mettiamo i nostri piedi, mi servo delle
parole dello Spirito Santo, nei suoi ceppi gloriosi e il nostro collo nelle sue catene». Curviamo
le spalle e portiamo la Sapienza, che è Gesù Cristo, e non mostriamoci infastiditi dalle sue
catene: «Introduci i tuoi piedi nei suoi ceppi, il collo nella sua catena». «Piega la tua spalla e
portala, non disdegnare i suoi legami». Nota che prima di dire queste parole, lo Spirito Santo
prepara l'anima, affinché non abbia a rigettare il suo importante consiglio. Le dice infatti:
«Ascolta, figlio, e accetta il mio parere; non rigettare il mio consiglio».
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