Per Maria
265. 4°. Infine, bisogna compiere tutte le proprie azioni per Maria. Poiché infatti ci si è dedicati
completamente al suo servizio, è giusto che si faccia tutto per lei, come un paggio, un
servitore e uno schiavo; non che la si prenda per fine ultimo dei propri servizi, che è solo Gesù
Cristo, ma come fine prossimo e come ambiente misterioso, come mezzo facile per andare a
lui. Come un buon servitore e schiavo, non bisogna rimanere oziosi; bisogna invece, con il
sostegno della sua protezione, intraprendere e realizzare grandi cose per questa augusta
Sovrana. Bisogna difendere i suoi privilegi quando vengono messi in discussione; bisogna
sostenere la sua gloria quando viene attaccata; bisogna attirare tutti, potendolo, al suo
servizio e a questa devozione vera e solida; bisogna parlare e gridare contro coloro che
abusano della sua devozione per offendere il Figlio suo, e nello stesso tempo occorre
promuovere questa devozione autentica; non bisogna pretendere altro da lei, come
ricompensa dei propri piccoli servizi, che l'onore di appartenere a una Principessa così amabile,
e la gioia di essere, per mezzo di lei, unito a Gesù, suo Figlio, con un legame indissolubile nel
tempo e nell'eternità. Gloria a Gesù in Maria! Gloria a Maria in Gesù! Gloria a Dio solo!
MODO DI PRATICARE QUESTA DEVOZIONE NELLA SANTA COMUNIONE
266. PRIMA DELLA COMUNIONE. 1°. Ti umilierai profondamente davanti a Dio. 2°. Rinuncerai
al tuo fondo corrotto e alle tue disposizioni, per quanto buone te le faccia apparire il tuo amor
proprio. 3°. Rinnoverai la consacrazione, dicendo: «Io sono tutto tuo, mia cara Sovrana, con
tutto ciò che mi appartiene». 4°. Pregherai questa buona Madre di prestarti il suo cuore, per
accogliervi il Figlio suo con le sue stesse disposizioni. Le dirai che ne va della gloria del Figlio
suo, se verrà accolto in un cuore come il tuo, così macchiato e incostante, capace di sminuire
la sua gloria o di allontanarsi da lui; ma che se ella vuoI venire ad abitare da te per ricevere il
Figlio suo, lo potrà fare per il potere che ha sui cuori; e che il Figlio suo sarà, per mezzo di lei,
ben accolto, senza macchia e senza pericolo di essere offeso, o respinto: «Dio sta in essa, non
potrà vacillare». Le dirai in confidenza che tutto ciò che le hai dato, dei tuoi beni, è poca cosa
per onorarla, ma che - con la santa Comunione - tu vuoi farle il medesimo dono che l'eterno
Padre ha fatto a lei, e che questo le renderà più onore che non il donarle tutti i beni della terra;
e che infine Gesù, che la ama in modo unico, desidera ancora prendere in lei la sua
compiacenza e il suo riposo, sebbene sia nella tua anima, più sporca e più povera della stalla in
cui Gesù non ha avuto difficoltà a venire perché vi era presente lei. Le chiederai il suo cuore
con queste tenere parole: «Ti prendo per mio tutto. Dammi il tuo cuore, o Maria!».
267. DURANTE LA COMUNIONE. 2°. Pronto a ricevere Gesù Cristo, dopo il Padre nostro, dirai
tre volte: «O Signore, non sono degno…», come se dicessi una prima volta all'eterno Padre che
tu non sei degno di ricevere il Suo Figlio unico, a causa dei tuoi cattivi pensieri e ingratitudini
nei confronti di un così buon Padre, ma che ecco Maria, la sua serva: «Ecco la serva del
Signore!», che fa al posto tuo e ti dà fiducia e speranza singolare verso la sua Maestà: «Tu
solo, o Signore, mi fai riposare al sicuro!»
268. Dirai al Figlio: «O Signore, non sono degno…». Che non sei degno di riceverlo, a causa
delle tue parole inutili e cattive, e della tua infedeltà nel suo servizio; ma che tuttavia lo preghi
di avere pietà di te, poiché lo fai entrare nella casa della sua Madre e della tua, e che non lo
lascerai andarsene senza che sia venuto ad alloggiare presso di te: «Lo strinsi fortemente e
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non lo lascerò finché non l'abbia condotto in casa di mia madre, nella stanza della mia
genitrice». Lo pregherai di alzarsi e di venire nel luogo del suo riposo e nell'arca della sua
santificazione: «Alzati, Signore, verso il luogo del tuo riposo, tu e l'arca della tua potenza». Gli
dirai che tu non riponi alcuna fiducia nei tuoi meriti, nella tua forza e nella tua preparazione,
come Esaù, ma in quelle di Maria, la tua cara Madre, come il piccolo Giacobbe nelle cure di
Rebecca; che, pur essendo tu peccatore e come Esaù, osi avvicinarti alla sua santità, sostenuto
e ornato dei meriti e delle virtù della sua santa Madre.
269. Dirai allo Spirito Santo: «O Signore, non sono degno...». Che non sei degno di ricevere il
capolavoro della sua carità, a causa della tiepidezza e della cattiveria delle tue azioni e per le
tue resistenze alle sue ispirazioni, ma che tutta la tua fiducia è Maria, la sua fedele Sposa; e
dirai con san Bernardo: «Questa è la mia più grande fiducia; questa è tutta la ragione della
mia speranza». Potrai anche pregarlo di venire ancora in Maria, sua indissolubile Sposa: che il
suo grembo è puro come non mai, e il suo cuore sempre ardente; e che senza la sua venuta
nella tua anima, né Gesù, né Maria saranno mai formati, né degnamente accolti.
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